1 2 19 Opera (MI) – Il Bambino con il pigiama a righe (replica a grande richiesta)
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Libero adattamento di Nadia Bruno dal libro di John Boyne, è una favola lieve e drammatica al tempo stesso. Lieve perché i protagonisti sono due bambini, con sguardi privi di sovrastrutture e pregiudizi; drammatica perché è ambientata in un periodo tra i più tragici della nostra Storia.
1942: la II Guerra Mondiale infuria. Bruno è un ragazzino berlinese costretto con la famiglia a trasferirsi, a causa del lavoro del padre – comandante delle SS – ad “Auscit”, un luogo con un nome troppo complicato da pronunciare per un bambino di 9 anni che deve abbandonare la scuola, gli amici, il suo ambiente e tutto ciò che gli è caro. Nei pressi della nuova casa, Bruno conosce Shmuel, un bambino della sua stessa età che vive al di là di un recinto e veste un pigiama a righe: ne nasce una grande amicizia in cui i semplici dialoghi sviluppano allegorie e simbolismi di una delle pagine più angosciose del Novecento – la Shoah – per consegnare un messaggio di tolleranza e uguaglianza attraverso la metafora del candore dell’infanzia e per mai dimenticare, perché uno degli esercizi dell’anima è fare memoria.